La Collezione Valdrighi – Modena

La collezione Valdrighi giunge al Museo Civico di Modena nel 1892. Istituito un ventennio prima, il Museo documenta con le sue raccolte aspetti della storia e della cultura modenese dal XII al XX. Nel 1962 l’ottocentesco museo viene suddiviso in due settori distinti: archeologico e storico-artistico. E’ in questa occasione che nasce il Museo Civico d’Arte nell’ambito del quale è oggi esposta la collezione.

Alcuni importanti strumenti musicali hanno già fatto il loro ingresso nel Museo quando entra a farne parte il nucleo del conte Luigi Francesco Valdrighi (1827-1899). Il deposito temporaneo diviene permanente alla morte del nobile studioso e collezionista.

Esemplari prestigiosi della collezione sono i flauti di Jacob Denner (Norimberga 1681-1735) e Rauch von Schrattenbach (Amburgo, sec. XVI), il corno inglese di Ermenegildo Magazari (Bologna, notizie 1792-1813), l’oboe di Carlo Palanca (Milano, sec. XVIII), la lira chitarra di Gennaro Fabbricatore (Napoli, 1797) la viola da gamba di Thomas Cole (Londra, sec. XVII), oltre agli anonimi serpentoni del XVIII secolo e alla rara spinetta trapezoidale databile tra la fine del ‘500 e l’inizio del secolo successivo.  Naturalmente l’attenzione del conte si rivolge anche alla produzione di ambito locale come i salteri di Giovan Battista Dall’Olio (Sesso/Reggio Emilia 1739 – Modena 1823) e del frate Giuseppe degli Agostiniani (Mirandola, 1666). Non sfuggono nemmeno manufatti che vantano, se non proprio l’origine, almeno un passaggio nelle mani dei musicisti attivi presso la corte estense.

Non fanno parte della collezione alcuni strumenti che testimoniano il prestigio dei costruttori modenesi: il cembalo di Pietro Termanini (Modena, 1741), e gli ottoni di Antonio Apparuti (Modena 1797-1844). Singolare è la vicenda di questo artigiano che iniziò come costruttore di armi: di questa attività il museo conserva un archibugio da valle datato 1825. Trombe, tromboni, corni e flicorni usciti dalla bottega modenese varcano i confini del ducato portando le innovazioni del nuovo sistema a pistoni, talvolta con varianti apportate dallo stesso Apparuti. Tuttavia la spietata concorrenza, viennese in particolare, nel 1849 costringe la cessazione dell’attività che però, per la caparbietà del figlio di Antonio, riapre producendo bilance e stadere.

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