Bologna, vedute urbane

Descrizione

Gaspar Van Wittel, detto il Vanvitelli, è tra i primi pittori a praticare il vedutismo urbano in Italia, dalla fine del Seicento in poi. Gli artisti che si dedicano a questo genere sono pochi e si concentrano con verità topografica e scientificità ottica sulle città d’arte, come Roma, Venezia, Firenze, Milano e Bologna che, per vocazione, presentano scorci urbani assai suggestivi, come la veduta di Porta Galliera.

Come Porta Lame e Porta Sant’Isaia, anche Porta Galliera era di origine medievale ed è stata demolita e ricostruita da Bartolomeo Provaglia nel 1661. A destra, subito fuori Porta si nota il canale delle Moline che correva all’aperto lungo le mura della città per confluire poco più avanti nel fiume Aposa. Sulla sinistra s’intravede la parte superiore della facciata e del campanile della Basilica di Santa Maria Maggiore.

Il vedutismo urbano è proseguito sino a metà del Novecento e, nel corso dei secoli, diversi artisti hanno dipinto con diversi stili scorci della città di Bologna: dal Romanticismo aneddotico di Basoli, al Verismo integrale di Leoni che ci restituiscono, con le vedute del Cavadizzo (Cavaticcio) sventrato all’inizio del Novecento, un brano urbanistico definitivamente perduto. Anche Ravegnani, con approccio accademico neosicentesco, realizza una veduta della Chiesa di San Francesco com’era prima degli interveti di restauro di Alfonso Rubbiani e Fioresi un notturno impressionista della centralissima via Rizzoli.