Chioccolata fina

Descrizione

In questa natura morta, rappresentata come una ricca dispensa, una scatola di cioccolata allude ai piaceri dell’alimentazione aristocratica.

Scoperto in Messico da Cortès nel Cinquecento, il cacao era stato importato in Spagna dove nel secolo successivo aveva trovato una larga diffusione. Utilizzato per il cioccolato in tazza, preparato inizialmente con l’acqua calda sostituita poi con il latte, nel Seicento era arrivato in Francia grazie ad Anna d’Austria, moglie di Luigi XIII di Borbone, e di qui era giunto in Italia. Il Settecento fu il secolo d’oro della cioccolata in tazza, consumata secondo un rituale preciso e servita con ricette diverse: dalla cioccolata goldoniana di Venezia, alla barbugliata milanese fino alla bavareisa e al bicerin piemontese, che prevedeva l’aggiunta del caffè.

Nel dipinto, accanto alla “chioccolata” raffigurata più frequentemente nelle scene di genere spagnole e francesi, figurano melagrane, pannocchie di mais, mele, pere, frutta secca, agli, cipolle, alcune boccette di vetro, una forma di pane e un vaso di ceramica decorata che testimoniano il prestigio sociale del padrone di casa, stimolando allo stesso tempo la curiosità e l’immaginazione dell’osservatore.