La tomba del “barilozzo”

Descrizione

Nel 1883, a Cavignano, tra Sogliano e S. Martino di Converseto, un contadino al lavoro si imbatté casualmente nei resti di una sepoltura a cremazione della prima età del Ferro (seconda metà VIII – prima metà VII sec. a.C.). Le modalità di ritrovamento e il tempo trascorso rendono incerta la composizione del contesto  funerario, che potrebbe essere anche riferibile a un uomo e una donna sepolti insieme, ma è certo che le ceneri furono raccolte in una botticella di terracotta a due manici, poi riunita con altri oggetti di corredo in un grande dolio. L’oggetto fu subito battezzato “barilozzo” ed è uno dei protagonisti del Museo Renzi.

Vasi in ceramica, o più raramente bronzo, a forma di piccola botte sono noti  in vari luoghi dell’Etruria laziale (Bisenzio, Cerveteri, Tarquinia), ma assolutamente sconosciuti nell’Etruria padana.  Probabilmente il contenitore in origine  ospitava una bevanda preziosa, probabilmente vino, consumato nei banchetti aristocratici e in onore dei defunti. L’uso del “barilozzo” come contenitore delle ossa combuste di un defunto è un evento straordinario.