Merci preziose per il consumo del vino

Descrizione

Sin dalla preistoria la valle dell’Idice ha rappresentato un’importante direttrice di comunicazione tra un versante e l’altro dell’Appennino. Nel IV e III sec. a.C. il percorso transappenninico era ancora perfettamente attivo e, grazie alla favorevole posizione, i villaggi etrusco-celtici Monte Bibele e Monterenzio Vecchio ne esercitarono certamente il controllo, testimoniato dell’arrivo di merci preziose per qualità e manifattura. Tale situazione è ben rispecchiata in ambiente funerario, dove le sepolture dei personaggi più eminenti sono arricchite di fini ceramiche e bronzi, legati per lo più al consumo di vino.

Il capo guerriero della tomba 132, sepolto con uno straordinario elmo a corna di lamina, aveva per esempio un importante corredo di bronzi (due attingitoi a rocchetto per mescere il vino, un colino per filtrarlo dalle impurità, una teglia per il lavaggio delle mani) fabbricato in Etruria tirrenica. La splendida situla (secchio con manici) della tomba 5, ornata da una eccezionale placca di attacco raffigurante delfini intorno a una palmetta, delle volute e una testina femminile, proviene invece da un atelier che ha irradiato le sue creazioni in un’ampia area dell’Italia centrale e nord-appenninica. Come esemplificazione delle pregiate ceramiche d’importazione si possono richiamare il vaso a due manici (kantharos) a figure rosse con serpenti marini affrontati della tomba 1 e il vaso per liquidi a forma di anatrella (askós) della tomba 2.