Notturno ravennate

Descrizione

“Ravenna, glauca notte rutilante d’oro,
sepolcro di violenti custodito
da terribili sguardi,
cupa carena grave d’un incarco
imperiale, ferrea, construtta
di quel ferro onde il Fato
è invincibile, spinta dal naufragio
ai confini del mondo,
sopra la riva estrema!”
(D’Annunzio, 1903)

Gabriele D’Annunzio e Eleonora Duse dimorarono nella Pineta di Classe, presso la Casa delle Aie, nel 1903. Si narra che i due trascorsero appassionate notti d’amore che egli esplicitò in Elettra, il secondo libro delle Laudi, poesie celebrative dedicate anche ai luoghi che furono la culla di raffinate civiltà, come Ravenna.

La notte, come una stola, avvolge il paesaggio tra il tramonto e l’alba. Evoca il riposo, ma anche il risveglio dei sensi, che diventano più acuti nei suoni e nei profumi, e degli impulsi più profondi.

La luce della notte è una variazione di quella del giorno ed è per questo che la sua magia ha ispirato molti pittori dell’Ottocento e del Novecento a trasmettere il suo fascino “dal vero”, con la luce accidentale della luna e dei colori.