Paesaggio lirico

Descrizione

“Il paesaggio è, come la musica, uno stato d’animo”. Così, nel 1901, il critico d’arte Giovanni Cena ricordava le opere di Antonio Fontanesi la cui pittura, ispirata a quella di Corot e Millet, rifletteva le impressioni luminose, atmosferiche e meditative della campagna emiliana e piemontese. Giuseppe Carnovali, detto il Piccio, interpretò sempre più soggetti biblici e mitologici inseriti in contesti paesaggistici fiabeschi, ispirati alla campagna della Lombardia, di ambio respiro naturalistico e di memoria classicista, come quelli realizzati all’inizio del Seicento da Annibale Carracci e poi da Nicolas Poussin. Giuseppe Pellizza da Volpedo realizzò diversi paesaggi en plein air con tecnica divisionista in cui prevale l’aspetto lirico che trascende la natura boschiva lombarda da cui trae suggestione. Nel paesaggio lirico, che allaccia diverse espressioni del genere paesistico dal Romanticismo al Simbolismo, dall’inizio dell’Ottocento all’inizio del Novecento, i pittori traggono ispirazione dal vero, dalla natura, e traspongono nell’opera gli stati d’animo, i propri intimi aneliti, per di rivelare, attraverso le vibrazioni dei colori e della luce, i legami tra l’animo umano e l’energia della natura, tra l’infinitamente piccolo e l’infinitamente grande, in uno spazio ove la natura diventa anche luogo del sogno, denso di simboli.