Semi, frutti e ossi in un villaggio etrusco-celtico

Descrizione

Un grande incendio ha causato la fine dell’insediamento nel villaggio etrusco-celtico di Monte Bibele: in questo modo sono giunti fino a noi resti carbonizzati di carattere vegetale che costituivano le scorte alimentari degli abitanti del luogo, insieme ad attrezzi agricoli in ferro (zappe, falci, falcetti) e a vasellame da fuoco e da dispensa.

Gli studi archeobotanici hanno rivelato una cerealicoltura a frumento, farro, orzo, avena, panìco, impiegati come sfarinati nella panificazione o in chicchi come ingrediente principale di zuppe e pappe. Legumi (fave, lenticchie, piselli, cicerchie), semi di lino, spicchi d’aglio, nocciole e vinaccioli di vite selvatica integravano e variavano la dieta.

L’alimentazione a base di carne è documentata da una notevole quantità di resti ossei rinvenuti sia nell’abitato sia nella necropoli (offerte alimentari) e vedeva una preponderanza di animali domestici (bovini, ovini e caprini, suini).

Nell’alto-Appenno si cacciavano anche cervi, cinghiali, o, più raramente, tassi e altri piccoli animali selvatici. Gli scrittori antichi narrano infatti che i Celti stanziati nella Cisalpina erano grandi allevatori, e consumatori, di suini e di cinghiali.