Servizi da mensa per dame di alto lignaggio

Descrizione

Pochi decenni fa, l’ampliamento della carreggiata autostradale presso l’uscita San Lazzaro di Savena, in località Caselle, ha fatto “riscoprire” un lembo di quella stessa necropoli  che Giovanni Gozzadini aveva individuato nel 1853 dando poi il nome di Villanoviano – dalla contigua Villanova – all’aspetto culturale dell’età del Ferro qui rappresentato.

Alcune tombe (2, 3, 25, 26) appartengono a donne: dame locali che lasciarono il mondo terreno fornite di ogni bene e di tutti quegli “indicatori” che ne avevano additato in vita la facoltosità e il lignaggio. Molto ricchi sono i servizi da banchetto: accanto a vasellame “ordinario”, troviamo forme meno consuete o più elaborate come l’attingitoio con manico a testa di papera, l’anforetta a due anse con ornato a serpentelli, la grande olla con coperchio per la cottura del cibo, presumibilmente carne. Il vaso a diaframma, tipico del Villanoviano bolognese, si caratterizza per un piano orizzontale interno innestato a metà del corpo. Per molto tempo è stato ritenuto uno “scaldavivande”, ma oggi si crede che servisse da sostegno a un vaso da parata.

Sempre in territorio sanlazzarese altre sepolture indicano un fitto popolamento, soprattutto nelle fasi finali del Villanoviano. Una di queste tombe si riferisce a una dama il cui viaggio ultraterreno fu accompagnato da un “brindisi” alla memoria, testimoniato da una coppia di bicchieri e da un contenitore richiamante l’antichissima foggia di un otre di pelle (askós).