Terramare e agricoltura intensiva

Descrizione

Durante l’età del Bronzo, tra il 1650 e il 1170 a.C., un impressionante reticolo di villaggi fortificati circondati da un terrapieno e da un fossato punteggia la Pianura padana, spesso con abitazioni su palafitte anche quando non ubicate nelle immediate vicinanze di corsi o specchi d’acqua. Questo modello insediativo e l’agricoltura intensiva e l’allevamento che furono contestualmente sviluppati si deve alla civiltà delle Terramare, uno delle più importanti espressioni culturali della protostoria italiana ed europea.

Concentrati nell’Emilia centro-occidentale, con epicentro fra Modena, Reggio Emilia, Parma, Piacenza, i villaggi erano numerosi e vasti da 1 a 20 ettari. Le loro complesse caratteristiche strutturali presuppongono capacità costruttive e organizzative evolute. Anche il territorio subisce una profonda trasformazione in senso antropico con il disboscamento, la messa a coltura di vaste zone, la regimentazione delle acque e il controllo della rete fluviale. L’agricoltura intensiva e l’allevamento favoriscono un forte incremento della popolazione e lo sviluppo della produzione artigianale, mentre gli scambi e i traffici con altri distretti della penisola e con l’area transalpina ed europea portano negli abitati manufatti e beni di prestigio. Il Museo di Modena espone una ricca documentazione di materiali dalle terramare locali: S. Ambrogio, Redù, Gorzano, Tabina di Magreta, Gaggio Montano, Casinalbo, Montale. In quest’ultimo sito è stato realizzato un parco archeologico e museo all’aperto con una moderna ricostruzione di una porzione del villaggio.