Lo spettacolo della tavola

La quotidiana azione del sedersi a tavola per consumare un pasto ha l’apparenza di una naturale consuetudine, una successione di atti elementari che rispondono a bisogni primari. Una necessità che nell’uomo ha però stretti rapporti con la vita ideale. Ricerca, conservazione, trasformazione e consumo del cibo hanno contribuito in modo determinante a sviluppare nell’umanità intelligenza e perizia, giungendo nel tempo a risultati di bellezza e raffinatezza straordinari.

Nei musei dell’Emilia-Romagna la visione della “tavola” è ampia e articolata, intesa sia come banchetto che come semplice momento conviviale, riunione famigliare, incontro sociale. Le opere d’arte concorrono a mostrare i molteplici aspetti che riguardano il cibo come elemento di un rito, quello della nutrizione, che può arricchirsi di diverse componenti simboliche fino a venire connotato di straordinaria spettacolarità nel banchetto di corte.

Nel Rinascimento gli Estensi sono stati i primi ad attuare una prassi del convivio, una delle più complesse rappresentazioni del potere che affida ai simboli della tavola il significato della grandezza del principe. Tutto si svolge con abbondanza, squisitezza e splendore, le credenze devono essere cariche di argenti lucenti e le copiose vivande sono annunciate da trombe e flauti. Il convito ha una ‘forma drammaturgica’: è diviso in diverse parti con i ritmi della performance teatrale, per creare un Cosmos che rimanda al Convito degli Dei. Prima o durante il banchetto è presentato uno spettacolo vero e proprio, mentre alla tavola sono presenti altre forme di intrattenimento: musica, poesia e danze accompagnano le portate in sincronia con gli ingegni teatrali.

La preparazione della tavola è scandita da un cerimoniale gerarchizzato che richiede un apparato tecnico altamente professionale, che vede in campo figure quali il trinciante, il dispensiere, il credenziere, gli ‘offiziali della bocca’ e il coppiere. La regia dell’imponente macchina teatrale è affidata allo scalco, tra tutti il più famoso è stato Cristoforo di Messisbugo, al servizio degli Estensi.

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