Paesaggi e vedute d’Emilia-Romagna

La poetica artistica prevalente in Emilia-Romagna, per ogni genere artistico nel corso dei secoli, è quella naturalistica: una forte attrazione visiva per il mondo della natura che ha portato a raffigurare paesaggi “dal vero”, spesso attraverso una pittura dalla forte componente materica. Come risultato, le collezioni dei musei della regione rispecchiano spesso la geografia del territorio: dagli Appennini, alla pianura, dalla città al mare.

Nel Medioevo il paesaggio si esprime attraverso una visione simbolica della natura, sempre più vera a partire dal Rinascimento, anche per merito della scoperta della prospettiva. Anche in Emilia-Romagna si individuano diverse tipologie di paesaggio: prospettico-verista come nelle opere di Francesco Cossa, Ercole de Roberti e Cesare Baglione, ‘di fantasia’, come nelle opere di Niccolò dell’Abate, Amico Aspertini e Lelio Orsi, e idillico, ideale, come nei dipinti di Lorenzo Costa, Francesco Francia, Giorgione, Dosso Dossi, Correggio, Domenichino e i Carracci. I paesaggi affrescati da Annibale Carracci a Palazzo Fava e da Niccolò dell’Abate a Palazzo Poggi sono considerati le fondamenta della pittura di paesaggio come genere, in particolare dell’‘ideale classico’ del Seicento.

Nel Settecento la pittura di paesaggio si sviluppa sulle basi di una visione arcadica, pastorale, rovinistica: un’ideale di bellezza perfetta e misurata che in Emilia-Romagna mantiene comunque una connotazione naturalistica, come nei dipinti di Donato Creti, Vincenzo Martinelli, Francesco Fontanesi. Alla fine del secolo dei Lumi la visione della natura muta il filtro d’osservazione, che da razionale diventa sentimentale. Si inaugura una nuova estetica romantica del paesaggio, che diventa espressione visiva della tonalità di spirito dell’artista, come in Rodolfo Fantuzzi, Giovanni Barbieri e Antonio Basoli. Fino alla nascita delle poetiche ‘del vero’, a metà dell’Ottocento, sviluppate nei temi identitari, geografico-naturalistici, romantici e urbani, da artisti come Antonio Fontanesi, Silvestro Lega e Giulio Carmignani.

All’inizio del XX secolo un’attitudine artistica più introversa e mentale permea i vari generi con i riflessi soggettivi degli autori: la pittura di paesaggio diviene espressione mentale, emozionale o concettuale, manifestata attraverso il susseguirsi e il sovrapporsi delle poetiche artistiche del Novecento e del Duemila, dall’astrattismo alle ultime tendenze postmediali.